TORINO
22.03 - 07.07, 2019
Promotrice delle Belle Arti
 

Il percorso espositivo


Dodici aree tematiche toccano ogni aspetto della vita sociale, del costume, della cronaca, del lavoro e dei cambiamenti nelle convenzioni etiche e morali di quegli anni.


Il Boom

Il Boom

Il 1958 è convenzionalmente considerato dagli storici come l’anno d’inizio di una grande trasformazione economica e sociale. Per la prima volta, gli italiani impiegati nell’industria e nei servizi superano gli addetti al lavoro agricolo e, il 25 maggio del 1959, una corrispondenza da Roma del quotidiano Daily Mail parla di “miracolo economico” per descrivere il cambiamento del Paese. Gli italiani si comprano il frigorifero, la televisione e la Seicento, che usano per correre sull’appena inaugurata Autostrada del Sole che collegherà Milano e Napoli. Tra il 1958 e il 1963 l’Italia sogna e lavora come non ha mai fatto. Le donne non sono più solo casalinghe e il lavoro inizia a chiedere tutele. Il benessere del momento, o la speranza di goderlo in un futuro prossimo, concretizzano per molti italiani la speranza di poter volare sopra la miseria di un tempo, così in alto da dimenticarla per sempre.

Carosello

Carosello

Rigidamente in bianco e nero, la TV diviene in breve un potente strumento di omogeneizzazione culturale e di diffusione di comportamenti e stili di vita, “il nuovo focolare”, anche se le rate per l’acquisto in molti casi costano più dell’affitto. Fin da subito la RAI sposa la linea della britannica BBC, impostata come servizio pubblico sotto il controllo governativo e rigorosamente senza pubblicità, con una linea editoriale riassunta nelle tre I: “Informare, Istruire, Intrattenere”. Si adottano severissimi codici morali, con rigide forme di censura preventiva contro ogni anche minima devianza dai valori della cultura cattolica dominante che, ad esempio, vietano l’uso di parole come “parto” e “suicidio”, da sostituire rispettivamente con “lieto evento” e “insano gesto”.

Esercito del Surf

Esercito del Surf

Il benessere sempre più diffuso si traduce anche nel desiderio di una vita migliore per le generazioni future, fenomeno che si manifesta sia attraverso l'aumento demografico, sia mediante l'innalzamento della scolarità. Per ampie fasce della popolazione non è più necessario che i figli contribuiscano al bilancio familiare e ciò allunga il periodo della giovinezza, che comincia ad essere vissuta non come fase di passaggio verso un’età più adulta, riferita al lavoro e alla produzione, ma come un momento magico che non si ripeterà mai più. Si plasma una nuova realtà giovanile, che si presenta come una massa compatta, dotata di forte potere d’acquisto e in grado di tener dietro alle continue innovazioni tecnologiche.

Abbronzatissimi

Abbronzatissimi

L’affrancamento dai lavori domestici grazie agli elettrodomestici, la mobilità data dall'automobile e la liberazione di una parte del tempo dalle necessità del lavoro portano ad una maggiore disponibilità di tempo libero da pare degli italiani e la Fiat 600 inizia a condurre gli italiani verso le mete balneari per le cosiddette “vacanze di massa”, imitazione a basso costo della villeggiatura dei più ricchi. Oltre alle vacanze, gli italiani hanno più tempo da dedicare anche all’educazione dei figli, alla cura personale e, in particolare, agli hobby, parola che non esisteva prima e che si afferma proprio in quel periodo.

C'era una ragazzo che come me...

C'era un ragazzo che come me...

La protesta studentesca esordisce nel 1964 a Berkeley, in California, come opposizione alla decisione di proibire l’attività politica in università, ma ben presto si espande alla guerra in Vietnam, alla segregazione razziale e al conflitto sociale. E, come in una reazione a catena, lo stesso accade poi in Italia, in Germania, in Francia dove - nel maggio 1968 - il movimento sembra addirittura sfiorare la conquista del potere. Perfino il patto di Varsavia comincia a mostrare i primi cedimenti con un movimento dal basso che chiede più riforme, più democrazia, più libertà: quella che viene definita la primavera di Praga. Una primavera sfiorita presto, schiacciata dai carri armati sovietici e con lei iniziano a morire anche le speranze più alte del cambiamento e gli ideali di pace, tolleranza e condivisione cari a quei giovani.

Pensiero stupendo

Pensiero stupendo

La donna del mondo contadino, cresciuta in un contesto chiuso e spesso segnato da una rigida morale, arriva in città e si misura con il mondo del lavoro e della scuola. E’ il momento della rottura con l’immagine tradizionale dell’angelo del focolare domestico e del tumultuoso ingresso nello spazio pubblico della cittadinanza e della politica da parte delle donne. La visibilità pubblica delle donne si accompagna ad un’accentuazione di tutti i valori legati alla "differenza" dagli uomini, a partire dalla valorizzazione del proprio corpo e della propria sessualità per allargarsi poi a tutti i temi dei diritti civili (il divorzio, la legge sugli asili nido, la legalizzazione dell’aborto). Anche in questo caso, il mercato non rimane indifferente, in particolare la moda, la cosmesi e l’editoria, con un enorme proliferare di riviste femminili.

Dio è morto

Dio è morto

La protesta globale investe anche la Chiesa. Giovanni XXIII sa cogliere con tempestività i nuovi venti di distensione che spirano nel sistema politico internazionale, rivolgendosi “a tutti gli uomini di buona volontà”, anche a quelli dei Paesi comunisti, ai non credenti, a tutti coloro che, pur non riconoscendosi nella dottrina della Chiesa, si fanno portatori di giuste istanze sociali. Il suo successore, Paolo VI, all’inizio prosegue in una linea di stretta continuità col suo predecessore, per poi spostarsi su altre posizioni, più attente a ribadire i princìpi della Chiesa sui temi della secolarizzazione e della modernizzazione dei costumi. L’enciclica Humanae vitae respinge l’uso di qualsiasi contraccettivo, conferma la condanna dell’aborto e ripropone l’atteggiamento di chiusura della Chiesa nei confronti dei rapporti sessuali fuori dal matrimonio, creando polemiche e fratture dentro e fuori il mondo cattolico.

Contessa

Contessa

La prodigiosa espansione economica, iniziata negli anni ’50, prosegue fino al 1963 quando l'Italia entra in una fase depressiva, prolungatasi per circa un decennio. I meccanismi imprenditoriali usati per rispondere alla crisi, oltre alle modifiche adottate nell'organizzazione del lavoro, portano ad una momentanea ripresa della produzione che però, essendo dovuta alla intensificazione dei ritmi di lavoro più che ad investimenti in nuovi macchinari e attrezzature, suscita lunghe e aspre lotte operaie a partire dal cosiddetto "autunno caldo" del 1969. In un crescendo continuo, le lotte coinvolgono tutte le grandi fabbriche italiane, alimentando un movimento rivendicativo in cui si intrecciano richieste economiche e la messa in discussione dei ritmi di produzione, delle condizioni igieniche e ambientali, delle gerarchie interne. Le agitazioni portano a cospicui aumenti salariali e a conquiste legislative che culminano nel nuovo Statuto dei lavoratori approvato dal Parlamento nel 1970.

La locomotiva

La locomotiva

Nel decennio 1970-1980, in una fase di acuta crisi sociale e di instabilità politica, sia a destra che a sinistra si aprono due fronti, caratterizzati entrambi dall’uso della violenza terroristica come unica linea strategica, che sostituiscono ai normali e fisiologici strumenti di lotta politica adottati nei sistemi democratici, le armi, gli attentati e le stragi. A sinistra, le Brigate Rosse, Prima Linea, i Nap (Nuclei Armati Proletari), tutte organizzazioni di matrice ideologica comunista, guardano alla violenza come all’unica risorsa disponibile per aprire in Italia un processo rivoluzionario; a destra, tutte le forze protagoniste della “strategia della tensione” accentuano la tragica spirale delle stragi e dei tentativi di colpo di Stato, per imprimere al Paese una netta svolta verso un regime dittatoriale. Ma quella strategia fallirà, la democrazia italiana resta indenne e, anzi, proprio da allora, la prospettiva di una dittatura militare e fascista inizia a sparire dagli orizzonti del nostro sistema politico.

Musica ribelle

Musica ribelle

Insieme ai "cieli grigi" degli "anni di piombo", gli anni ’70 sono anche il periodo del debutto delle "radio libere" (o "radio pirata"), così dette per il tentativo di affrancamento dal monopolio Rai. Oltre alla diffusione di nuova musica, nuovi autori e nuovi stili, le radio portano anche altre innovazioni, in particolare rubriche più vicine al pubblico. Sempre in quegli anni, con qualche ritardo sulle adunate oceaniche di Woodstock o dell’isola di Wight, arrivano anche da noi i festival pop, il più noto dei quali è il Festival del Proletariato Giovanile lanciato dalla rivista Re Nudo, che nasce nel tentativo di legare la parte hippie del movimento e quella più militante. Ma l’ultima edizione, nel 1976 al Parco Lambro a Milano, si rivela un disastro. Il festival, a cui partecipano 400.000 persone, è segnato da problemi di ordine pubblico con saccheggi e scontri interni al movimento.

La febbre del sabato sera

La febbre del sabato sera

Il 13 marzo 1978, tre giorni prima del rapimento di Aldo Moro e l’uccisione dei componenti della scorta, esce nelle sale italiane La febbre del sabato sera, film che lancia l’attore John Travolta e che diventa fenomeno di costume. Nel 1979, l’anno con il maggior numero di eventi terroristici, la Siae registra oltre 5000 “locali da ballo” con un aumento pari al 50% rispetto all’anno precedente. Le discoteche sono i “nuovi luoghi di aggregazione”, con musica facile e disimpegnata, simbolo di un atteggiamento evasivo e individualistico. Il travoltismo si accompagna anche ad altre futilità: la moda dello jogging, le palestre affollate, la cura del corpo, il boom dei prodotti di bellezza per uomini. Intanto l'inflazione viaggia al 20% e oltre. Un panorama sconcertante per gli stranieri che analizzano l'Italia: gli italiani ballano sui carboni ardenti, e si divertono pure, come matti; hanno i debiti fino al collo, un'inflazione straripante, ma ballano, e vanno tutti vestiti come e meglio di Rodolfo Valentino.

Splendido splendente

Splendido splendente

Verso la fine degli anni ’70 si delinea un mutamento destinato a segnare in profondità la società italiana di fine secolo. Alla tradizionale contrapposizione tra Nord industriale e sviluppato, e Sud sottosviluppato, si affianca ora una "terza Italia", fitta di medie e piccole imprese industriali, collocate nelle regioni del Nord-Est e del Centro. Nel 1981, solo in Lombardia i nuovi imprenditori sono il 70% in più rispetto al 1971. E’ la fine della "centralità operaia", e nel 1980 i "35 giorni" delle lotte contrattuali alla Fiat sono la resa dei conti definitiva. Il 14 ottobre 1980 il Coordinamento dei capi e dei quadri intermedi organizza una grande assemblea al Teatro Nuovo. Poi i convenuti si incolonnano lentamente in corteo dando vita alla cosiddetta "marcia dei 40 mila" preparando l'Italia al fragore degli anni ’80.


Mostra "NOI ...non erano solo canzonette"

Promotrice delle Belle Arti

     

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Dal 22 marzo al 7 luglio, 2019
Da lunedì a domenica: 10.00 : 19.00

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